Il presente lavoro esplora il rapporto tra la decostruzione derridiana del fallogocentrismo e alcune posizioni del pensiero femminista: sebbene sia la prima che le seconde convergano in una critica radicale all'ordine simbolico dominante, esse restano segnate da una reciproca diffidenza. Molte femministe guardano infatti alla decostruzione come a un formalismo che elude il piano politico, mentre Derrida nutre riserve verso le rivendicazioni fondate su nozioni forti di identità. L'indagine ricostruisce preliminarmente la questione del "soggetto" del femminismo, evidenziando la tensione tra l'esigenza strategica di un'identità collettiva e la necessità di decostruire logiche escludenti. La seconda parte si concentra sul testo derridiano "Sproni", dove la donna emerge come potenza affermatrice che sfugge alla relazione speculare con il maschile e scarta l'economia binaria. Successivamente si espongono le obiezioni femministe a questa prospettiva a partire dai punti di vista di Irigaray, Spivak e Oliver, che ritengono che un uso metaforico del "femminile" rischi di cancellare l'alterità concreta delle donne e di minare la capacità di azione collettiva. Il terzo capitolo affronta infine le implicazioni etico-politiche. Dalla lettura di "Choreographies" e "Women in the Beehive" emerge come Derrida non intenda negare la legittimità delle lotte femministe: la sua presa di distanza riguarda piuttosto i rischi dello scontro oppositivo che, lungi dal generare libertà, produce nuovi trinceramenti identitari. Attraverso le figure del dono e dell'ospitalità, Derrida propone di pensare la differenza sessuale come esperienza della singolarità innumerevole e irriducibile.
Al di là dell'identità, l'ospitalità: Derrida e le sfide del femminismo contemporaneo
COCCIMIGLIO, ELIA
2024/2025
Abstract
Il presente lavoro esplora il rapporto tra la decostruzione derridiana del fallogocentrismo e alcune posizioni del pensiero femminista: sebbene sia la prima che le seconde convergano in una critica radicale all'ordine simbolico dominante, esse restano segnate da una reciproca diffidenza. Molte femministe guardano infatti alla decostruzione come a un formalismo che elude il piano politico, mentre Derrida nutre riserve verso le rivendicazioni fondate su nozioni forti di identità. L'indagine ricostruisce preliminarmente la questione del "soggetto" del femminismo, evidenziando la tensione tra l'esigenza strategica di un'identità collettiva e la necessità di decostruire logiche escludenti. La seconda parte si concentra sul testo derridiano "Sproni", dove la donna emerge come potenza affermatrice che sfugge alla relazione speculare con il maschile e scarta l'economia binaria. Successivamente si espongono le obiezioni femministe a questa prospettiva a partire dai punti di vista di Irigaray, Spivak e Oliver, che ritengono che un uso metaforico del "femminile" rischi di cancellare l'alterità concreta delle donne e di minare la capacità di azione collettiva. Il terzo capitolo affronta infine le implicazioni etico-politiche. Dalla lettura di "Choreographies" e "Women in the Beehive" emerge come Derrida non intenda negare la legittimità delle lotte femministe: la sua presa di distanza riguarda piuttosto i rischi dello scontro oppositivo che, lungi dal generare libertà, produce nuovi trinceramenti identitari. Attraverso le figure del dono e dell'ospitalità, Derrida propone di pensare la differenza sessuale come esperienza della singolarità innumerevole e irriducibile.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28446