La presente tesi si inserisce nel dibattito contemporaneo sulla crisi della psichiatria e sulla possibilità di una sua rifondazione fenomenologica, con l'obiettivo di contribuire alla chiarificazione di questioni teoriche e metodologiche ancora aperte. L'ipotesi centrale è che la crisi della psichiatria contemporanea non si esaurisca in inadeguatezze tecniche, ma si radichi in una perdita dei propri fondamenti concettuali. Seguendo l'intuizione husserliana, questa crisi viene caratterizzata come perdita della "scientificità autentica": la psichiatria biologistica continua a funzionare come tecnica terapeutica, ma ha smarrito la comprensione riflessiva del senso d'essere del proprio oggetto di studio - la soggettività nella sua esperienza vissuta. Questa perdita si articola in tre dimensioni interconnesse: ontologica, epistemologica ed etico-pratica. Di fronte a questa crisi, la tesi argomenta a favore della necessità di una rifondazione fenomenologica, evidenziando tuttavia una questione teorica cruciale spesso trascurata dalla letteratura: l'esistenza di approcci fenomenologici strutturalmente differenti comporta implicazioni significativamente diverse per la comprensione dell'esperienza psichica e per l'orientamento della prassi clinica. Attraverso l'analisi comparativa sistematica della fenomenologia trascendentale husserliana e della fenomenologia ermeneutica heideggeriana, il lavoro dimostra come le divergenze tra questi due approcci – riguardo al tipo di fenomenologia, al tema dell'indagine, alla relazione con il mondo, al metodo e alla concezione della verità – si traducano in presupposti teorici sostanzialmente diversi. La melanconia clinica viene assunta come caso paradigmatico per esplorare concretamente le potenzialità ermeneutiche dei due approcci. L'analisi husserliana identifica l'essenza del vissuto melanconico nell'alterazione della struttura temporale della coscienza intenzionale, mentre l'interpretazione heideggeriana legge la melanconia come modificazione dell'essere-nel-mondo caratterizzata dalla contrazione dell'apertura esistenziale. Entrambe le prospettive offrono comprensioni più profonde della classificazione sintomatologica del DSM-5, ma non sono semplicemente componibili senza chiarificazione teoretica del loro rapporto. Il lavoro delinea quindi le dimensioni operative attraverso cui una diagnosi fenomenologicamente informata può concretamente realizzarsi – l'oscillazione metodologica, l'esperienza olistica atmosferica, la co-costruzione empatica dei sintomi, la tipificazione evolutiva – riconoscendo però onestamente i limiti costitutivi che questo approccio presenta: limiti epistemologici (difficoltà di standardizzazione), limiti pratici (esigenze temporali incompatibili con i sistemi sanitari attuali), limiti teoretici (questione della coerenza filosofica tra diverse tradizioni fenomenologiche). La tesi conclude che una psichiatria fenomenologicamente fondata non comporta una perdita di scientificità, ma al contrario permette alla disciplina di conseguire un'autentica scientificità nel senso husserliano: una scienza che possiede chiarezza riflessiva sul proprio oggetto, sui propri metodi e sui propri limiti. Tuttavia, anziché proporre una sintesi tra i diversi approcci fenomenologici, il lavoro evidenzia la persistenza di una questione di coerenza teoretica che richiede un dialogo continuativo tra filosofia e psichiatria. Il contributo specifico della ricerca consiste nell'aver portato alla luce l'importanza della chiarificazione preliminare del tipo di fenomenologia su cui fondare la rifondazione psichiatrica, segnalando come l'approssimazione teorica e il sincretismo metodologico presenti nella letteratura contemporanea rappresentino criticità da esaminare per una rifondazione filosoficamente rigorosa della disciplina.
Ritrovare l'umano. Dalla crisi biologistica ad una psichiatria autenticamente fenomenologica attraverso l'esperienza della melanconia
BATTISTUTTA, CAMILLA
2024/2025
Abstract
La presente tesi si inserisce nel dibattito contemporaneo sulla crisi della psichiatria e sulla possibilità di una sua rifondazione fenomenologica, con l'obiettivo di contribuire alla chiarificazione di questioni teoriche e metodologiche ancora aperte. L'ipotesi centrale è che la crisi della psichiatria contemporanea non si esaurisca in inadeguatezze tecniche, ma si radichi in una perdita dei propri fondamenti concettuali. Seguendo l'intuizione husserliana, questa crisi viene caratterizzata come perdita della "scientificità autentica": la psichiatria biologistica continua a funzionare come tecnica terapeutica, ma ha smarrito la comprensione riflessiva del senso d'essere del proprio oggetto di studio - la soggettività nella sua esperienza vissuta. Questa perdita si articola in tre dimensioni interconnesse: ontologica, epistemologica ed etico-pratica. Di fronte a questa crisi, la tesi argomenta a favore della necessità di una rifondazione fenomenologica, evidenziando tuttavia una questione teorica cruciale spesso trascurata dalla letteratura: l'esistenza di approcci fenomenologici strutturalmente differenti comporta implicazioni significativamente diverse per la comprensione dell'esperienza psichica e per l'orientamento della prassi clinica. Attraverso l'analisi comparativa sistematica della fenomenologia trascendentale husserliana e della fenomenologia ermeneutica heideggeriana, il lavoro dimostra come le divergenze tra questi due approcci – riguardo al tipo di fenomenologia, al tema dell'indagine, alla relazione con il mondo, al metodo e alla concezione della verità – si traducano in presupposti teorici sostanzialmente diversi. La melanconia clinica viene assunta come caso paradigmatico per esplorare concretamente le potenzialità ermeneutiche dei due approcci. L'analisi husserliana identifica l'essenza del vissuto melanconico nell'alterazione della struttura temporale della coscienza intenzionale, mentre l'interpretazione heideggeriana legge la melanconia come modificazione dell'essere-nel-mondo caratterizzata dalla contrazione dell'apertura esistenziale. Entrambe le prospettive offrono comprensioni più profonde della classificazione sintomatologica del DSM-5, ma non sono semplicemente componibili senza chiarificazione teoretica del loro rapporto. Il lavoro delinea quindi le dimensioni operative attraverso cui una diagnosi fenomenologicamente informata può concretamente realizzarsi – l'oscillazione metodologica, l'esperienza olistica atmosferica, la co-costruzione empatica dei sintomi, la tipificazione evolutiva – riconoscendo però onestamente i limiti costitutivi che questo approccio presenta: limiti epistemologici (difficoltà di standardizzazione), limiti pratici (esigenze temporali incompatibili con i sistemi sanitari attuali), limiti teoretici (questione della coerenza filosofica tra diverse tradizioni fenomenologiche). La tesi conclude che una psichiatria fenomenologicamente fondata non comporta una perdita di scientificità, ma al contrario permette alla disciplina di conseguire un'autentica scientificità nel senso husserliano: una scienza che possiede chiarezza riflessiva sul proprio oggetto, sui propri metodi e sui propri limiti. Tuttavia, anziché proporre una sintesi tra i diversi approcci fenomenologici, il lavoro evidenzia la persistenza di una questione di coerenza teoretica che richiede un dialogo continuativo tra filosofia e psichiatria. Il contributo specifico della ricerca consiste nell'aver portato alla luce l'importanza della chiarificazione preliminare del tipo di fenomenologia su cui fondare la rifondazione psichiatrica, segnalando come l'approssimazione teorica e il sincretismo metodologico presenti nella letteratura contemporanea rappresentino criticità da esaminare per una rifondazione filosoficamente rigorosa della disciplina.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28445