Il colonialismo italiano, nato negli anni Ottanta del XIX secolo e consolidatosi nel ventennio fascista, fu un fenomeno razzista; tale atteggiamento, seppure certamente tradotto in forme meno esplicite, si è perpetuato anche nel periodo post-coloniale. L’analisi parte dalla constatazione che, nonostante i progressi della storiografia e una crescente attenzione nel dibattito contemporaneo, l’elaborazione pubblica del passato coloniale in Italia presenta ancora oggi luci e ombre. Accanto a un aumento della sensibilità critica, permangono infatti forme di rimozione e ambivalenza nella memoria collettiva. A partire da questa osservazione, la tesi adotta un percorso ispirato al metodo genealogico di Enzo Traverso, secondo cui i fenomeni storici si radicano in processi precedenti e tendono a riemergere nel tempo in forme nuove. In questa prospettiva, colonialismo e razzismo vengono interpretati come elementi inscindibili di un medesimo dispositivo storico e culturale. Seguendo questo modus operandi, il lavoro ricostruisce dapprima le radici del colonialismo italiano in età liberale e la sua successiva istituzionalizzazione durante il regime fascista. In un secondo momento, la tesi si concentra sulla fase della transizione postbellica, analizzando l’Amministrazione Fiduciaria Italiana in Somalia (AFIS) come momento cruciale di continuità e riformulazione della missione civilizzatrice. L’analisi si basa su fonti bibliografiche e anche su materiali archivistici consultati presso l’Archivio dell’Università di Padova, relativi al caso degli studenti somali presso l’ateneo patavino negli anni successivi alla fine dell’AFIS. Tale caso di studio consente di evidenziare come la cooperazione formativa italiana, attraverso l’elargizione di borse di studio, abbia mirato almeno in parte a riprodurre dinamiche paternalistiche e gerarchie di potere, contribuendo alla costruzione di un’élite somala legata culturalmente e politicamente all’establishment italiano. Infine, la tesi chiude idealmente il cerchio tornando al presente: la riflessione sulla cooperazione allo sviluppo contemporanea consente di interrogare come eventuali continuità culturali di retaggio colonialista possano ancora riaffiorare nelle pratiche della cooperazione stessa.
COLONIALISMO E POSTCOLONIALISMO ITALIANO: UNA RIFLESSIONE
MOLLA, BENEDETTA
2024/2025
Abstract
Il colonialismo italiano, nato negli anni Ottanta del XIX secolo e consolidatosi nel ventennio fascista, fu un fenomeno razzista; tale atteggiamento, seppure certamente tradotto in forme meno esplicite, si è perpetuato anche nel periodo post-coloniale. L’analisi parte dalla constatazione che, nonostante i progressi della storiografia e una crescente attenzione nel dibattito contemporaneo, l’elaborazione pubblica del passato coloniale in Italia presenta ancora oggi luci e ombre. Accanto a un aumento della sensibilità critica, permangono infatti forme di rimozione e ambivalenza nella memoria collettiva. A partire da questa osservazione, la tesi adotta un percorso ispirato al metodo genealogico di Enzo Traverso, secondo cui i fenomeni storici si radicano in processi precedenti e tendono a riemergere nel tempo in forme nuove. In questa prospettiva, colonialismo e razzismo vengono interpretati come elementi inscindibili di un medesimo dispositivo storico e culturale. Seguendo questo modus operandi, il lavoro ricostruisce dapprima le radici del colonialismo italiano in età liberale e la sua successiva istituzionalizzazione durante il regime fascista. In un secondo momento, la tesi si concentra sulla fase della transizione postbellica, analizzando l’Amministrazione Fiduciaria Italiana in Somalia (AFIS) come momento cruciale di continuità e riformulazione della missione civilizzatrice. L’analisi si basa su fonti bibliografiche e anche su materiali archivistici consultati presso l’Archivio dell’Università di Padova, relativi al caso degli studenti somali presso l’ateneo patavino negli anni successivi alla fine dell’AFIS. Tale caso di studio consente di evidenziare come la cooperazione formativa italiana, attraverso l’elargizione di borse di studio, abbia mirato almeno in parte a riprodurre dinamiche paternalistiche e gerarchie di potere, contribuendo alla costruzione di un’élite somala legata culturalmente e politicamente all’establishment italiano. Infine, la tesi chiude idealmente il cerchio tornando al presente: la riflessione sulla cooperazione allo sviluppo contemporanea consente di interrogare come eventuali continuità culturali di retaggio colonialista possano ancora riaffiorare nelle pratiche della cooperazione stessa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28386