This thesis examines the concept of the Digital Dark Age as a phenomenon situated at the intersection of technological fragility, archival practices, and cultural constructions of memory and forgetting. The analysis begins with the origins of the term and early debates on digital preservation. The first chapter explores the structural limits of digital media, such as obsolescence, instability, and data loss, and investigates how these constraints transform the archive from a space of preservation into a selective and vulnerable system. The second chapter focuses on the language of digital loss, interpreting the Digital Dark Age as a contemporary cultural mythology. Through the analysis of several theorists, digital oblivion is examined not only as a technical risk but as a symbolic and political construction, in which the archive becomes a site of anxiety and negotiation. Within this framework, forgetting also emerges as a potential form of alternative memory and counter-memory. The third chapter explores these theoretical reflections through the analysis of three case studies that interrogate fragmentation, loss, and material permanence. The aim is to demonstrate how the failure of the archive can become a critical and productive space for rethinking the relationship between memory, technology, and contemporary culture.

Questa tesi analizza il concetto di Digital Dark Age come fenomeno che si colloca tra fragilità tecnologica, pratiche archivistiche e costruzioni culturali della memoria e dell'oblio. L'analisi parte dalle origini del termine e dalle prime riflessioni sulla conservazione digitale. Il primo capitolo esamina i limiti strutturali dei media digitali, quali obsolescenza, instabilità e perdita dei dati, e il modo in cui tali limiti trasformano il ruolo dell'archivio da spazio di conservazione a sistema selettivo e vulnerabile. Il secondo capitolo si concentra sul linguaggio della perdita digitale, interpretando la Digital Dark Age come una mitologia culturale contemporanea. Attraverso l'analisi di diversi autori, l'oblio digitale viene esaminato non solo come rischio tecnico ma come costruzione simbolica e politica, in cui l'archivio diventa luogo di ansia e negoziazione. In questo contesto, l'oblio emerge anche come possibile forma di memoria alternativa e contro-memoria. Il terzo capitolo esplora queste riflessioni teoriche attraverso l'analisi di tre case study che interrogano la frammentazione, la perdita e la permanenza materiale. L'obiettivo è dimostrare come il fallimento dell'archivio possa diventare uno spazio critico e produttivo per ripensare il rapporto tra memoria, tecnologia e cultura contemporanea.

The Digital Dark Age: Myth, Archive, and the Cultural Imagination of Digital Loss

ALEXANDROVICI, MADALINA IONELA
2024/2025

Abstract

This thesis examines the concept of the Digital Dark Age as a phenomenon situated at the intersection of technological fragility, archival practices, and cultural constructions of memory and forgetting. The analysis begins with the origins of the term and early debates on digital preservation. The first chapter explores the structural limits of digital media, such as obsolescence, instability, and data loss, and investigates how these constraints transform the archive from a space of preservation into a selective and vulnerable system. The second chapter focuses on the language of digital loss, interpreting the Digital Dark Age as a contemporary cultural mythology. Through the analysis of several theorists, digital oblivion is examined not only as a technical risk but as a symbolic and political construction, in which the archive becomes a site of anxiety and negotiation. Within this framework, forgetting also emerges as a potential form of alternative memory and counter-memory. The third chapter explores these theoretical reflections through the analysis of three case studies that interrogate fragmentation, loss, and material permanence. The aim is to demonstrate how the failure of the archive can become a critical and productive space for rethinking the relationship between memory, technology, and contemporary culture.
2024
Questa tesi analizza il concetto di Digital Dark Age come fenomeno che si colloca tra fragilità tecnologica, pratiche archivistiche e costruzioni culturali della memoria e dell'oblio. L'analisi parte dalle origini del termine e dalle prime riflessioni sulla conservazione digitale. Il primo capitolo esamina i limiti strutturali dei media digitali, quali obsolescenza, instabilità e perdita dei dati, e il modo in cui tali limiti trasformano il ruolo dell'archivio da spazio di conservazione a sistema selettivo e vulnerabile. Il secondo capitolo si concentra sul linguaggio della perdita digitale, interpretando la Digital Dark Age come una mitologia culturale contemporanea. Attraverso l'analisi di diversi autori, l'oblio digitale viene esaminato non solo come rischio tecnico ma come costruzione simbolica e politica, in cui l'archivio diventa luogo di ansia e negoziazione. In questo contesto, l'oblio emerge anche come possibile forma di memoria alternativa e contro-memoria. Il terzo capitolo esplora queste riflessioni teoriche attraverso l'analisi di tre case study che interrogano la frammentazione, la perdita e la permanenza materiale. L'obiettivo è dimostrare come il fallimento dell'archivio possa diventare uno spazio critico e produttivo per ripensare il rapporto tra memoria, tecnologia e cultura contemporanea.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/28371