La ricerca indaga genealogicamente il rapporto tra «sociale» e «penale» attraverso il concetto di difesa sociale. Essa intende mostrare come il nesso tra pena e protezione della società sia l’esito di una trasformazione storica e teorica, e non un presupposto naturale della modernità giuridica. La prima parte sviluppa una genealogia filosofico-sociologica della difesa sociale. Attraverso Hegel e Durkheim viene analizzato il passaggio attraverso cui la pena diventa dispositivo del legame sociale. Emerge la centralità della figura della plebe come limite interno alle letture coesive, mostrando come il penale si leghi anche alla gestione delle fratture della società civile. La seconda parte adotta una prospettiva centrata sulle pratiche, analizzando il positivismo criminologico come insieme di dispositivi che riorganizzano il rapporto tra diritto penale e questione sociale. L’attenzione ai sostitutivi penali, alla continuità tra repressione e prevenzione e all’intreccio tra diritto penale, civile e amministrativo mostra come la difesa sociale ridefinisca il campo di intervento giuridico. Il risultato principale mostra che la penalità moderna non si limita a proteggere il sociale, ma partecipa alla definizione delle forme attraverso cui esso si istituisce come ordine possibile, riaprendo la questione dello statuto critico della sanzione in rapporto alla società.
Il diritto di punire come funzione sociale? Genealogia della difesa sociale tra Hegel, Durkheim e il Positivismo Criminologico
MERCATI, MATILDE
2024/2025
Abstract
La ricerca indaga genealogicamente il rapporto tra «sociale» e «penale» attraverso il concetto di difesa sociale. Essa intende mostrare come il nesso tra pena e protezione della società sia l’esito di una trasformazione storica e teorica, e non un presupposto naturale della modernità giuridica. La prima parte sviluppa una genealogia filosofico-sociologica della difesa sociale. Attraverso Hegel e Durkheim viene analizzato il passaggio attraverso cui la pena diventa dispositivo del legame sociale. Emerge la centralità della figura della plebe come limite interno alle letture coesive, mostrando come il penale si leghi anche alla gestione delle fratture della società civile. La seconda parte adotta una prospettiva centrata sulle pratiche, analizzando il positivismo criminologico come insieme di dispositivi che riorganizzano il rapporto tra diritto penale e questione sociale. L’attenzione ai sostitutivi penali, alla continuità tra repressione e prevenzione e all’intreccio tra diritto penale, civile e amministrativo mostra come la difesa sociale ridefinisca il campo di intervento giuridico. Il risultato principale mostra che la penalità moderna non si limita a proteggere il sociale, ma partecipa alla definizione delle forme attraverso cui esso si istituisce come ordine possibile, riaprendo la questione dello statuto critico della sanzione in rapporto alla società.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28307