Il presente elaborato si propone di indagare la natura e lo sviluppo della pittura a inchiostro monocromo (shuimohua in cinese, suibokuga in giapponese) maturata dall’esperienza della dottrina buddhista chan in Cina verso la fine del XII secolo, durante la dinastia Song Meridionale (1127-1279). Attraverso un confronto iconografico, stilistico e filosofico tra alcune delle opere più significative di tre maestri di epoca Song – Liang Kai, Fachang Muqi, Ruofen Yujian – e del monaco-pittore Yintuoluo, vissuto in epoca Yuan (1279-1368), con quattro celebri monaci e pittori giapponesi dei periodi Muromachi (1336-1573) e Azuchi-Momoyama (1573-1603) – Kaō Ninga, Sesshū Tōyō, Sōami e Hasegawa Tōhaku – lo scopo della ricerca mira, se possibile, a definire questa tipologia pittorica e a chiarire il significato della pittura chan/zen in relazione a una particolare sensibilità e spiritualità, di cui i dipinti sono intrisi e che permea il pennello dei suddetti artisti. Analizzando affinità e divergenze formali tra la pittura chan cinese e quella zen giapponese, l’Autore esplorerà come il sentimento comune da cui scaturiscono queste manifestazioni artistiche conduca a risultati singolari ma parimenti notevoli in momenti storici e contesti socio-culturali differenti, per mezzo di caratteristici processi di rielaborazione e integrazione tipici del tessuto locale sia cinese che giapponese. In conclusione, questo studio tenterà di colmare alcune lacune nella dibattuta questione della pittura chan/zen avanzando un approccio interpretativo che aspira a individuare una chiave di lettura di queste opere nel loro proprio sinuoso gioco tra sfumature d’inchiostro e vuoti evocativi.
Lineae mentis. Esplorazione della pittura buddhista a inchiostro monocromo chan e zen in Cina e Giappone tra la fine del XII e gli albori del XVII secolo
BIAZZI, FILIPPO
2024/2025
Abstract
Il presente elaborato si propone di indagare la natura e lo sviluppo della pittura a inchiostro monocromo (shuimohua in cinese, suibokuga in giapponese) maturata dall’esperienza della dottrina buddhista chan in Cina verso la fine del XII secolo, durante la dinastia Song Meridionale (1127-1279). Attraverso un confronto iconografico, stilistico e filosofico tra alcune delle opere più significative di tre maestri di epoca Song – Liang Kai, Fachang Muqi, Ruofen Yujian – e del monaco-pittore Yintuoluo, vissuto in epoca Yuan (1279-1368), con quattro celebri monaci e pittori giapponesi dei periodi Muromachi (1336-1573) e Azuchi-Momoyama (1573-1603) – Kaō Ninga, Sesshū Tōyō, Sōami e Hasegawa Tōhaku – lo scopo della ricerca mira, se possibile, a definire questa tipologia pittorica e a chiarire il significato della pittura chan/zen in relazione a una particolare sensibilità e spiritualità, di cui i dipinti sono intrisi e che permea il pennello dei suddetti artisti. Analizzando affinità e divergenze formali tra la pittura chan cinese e quella zen giapponese, l’Autore esplorerà come il sentimento comune da cui scaturiscono queste manifestazioni artistiche conduca a risultati singolari ma parimenti notevoli in momenti storici e contesti socio-culturali differenti, per mezzo di caratteristici processi di rielaborazione e integrazione tipici del tessuto locale sia cinese che giapponese. In conclusione, questo studio tenterà di colmare alcune lacune nella dibattuta questione della pittura chan/zen avanzando un approccio interpretativo che aspira a individuare una chiave di lettura di queste opere nel loro proprio sinuoso gioco tra sfumature d’inchiostro e vuoti evocativi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28221