Le modalità di accoglienza dei richiedenti asilo in Italia sono molte e varie. Tra tutte si distinguono i Centri di Prima Accoglienza (CPA) e i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS). I richiedenti asilo accolti in questi luoghi si trovano ad abitarvi per anni, in attesa di ricevere l’esito della loro domanda d’asilo. La vita quotidiana all’interno di questi centri è scandita dalle regole e da un’indefinita attesa, immobilità (Sanò et al., 2024(a)). Questa ricerca si concentra sulla vita quotidiana dei richiedenti asilo accolti in un grande centro di accoglienza di una provincia italiana del Nord-est, e adotta una prospettiva spazio-temporale, volta ad analizzare simultaneamente il tempo e le temporalità vissute dai soggetti, lo spazio fisico e geografico in cui si trovano ad ‘abitare’, e lo spazio sociale, ovvero il contesto relazionale in cui vengono ‘accolti’. Riferimenti teorici fondamentali sono le opere di autori come Erving Goffman (1968) e Michel Foucault (1976; 2017) i cui temi vengono sviluppati anche da autori più recenti. I dati sono raccolti attraverso una metodologia qualitativa visuale, nelle modalità dell’intervista dialogica semi-strutturata e della foto-intervista (Frisina 2013), a cui si affianca la compilazione di un diario etnografico. Il materiale empirico raccolto mostra la necessità di un’ulteriore considerazione teorica: al di là delle conseguenze reali che le tecnologie istituzionali implicano per lo svolgimento della loro vita quotidiana, i richiedenti asilo dimostrano di mantenere la propria soggettività e agency, le quali si esprimono soprattutto attraverso ‘tattiche’ (De Certeau 1984), con cui essi ‘resistono’ a quelle temporalità, a quei luoghi e a quelle gerarchie a loro imposti.
L’accoglienza dei richiedenti asilo in Italia: temporalità, luoghi e relazioni quotidiane, tra strategie istituzionali di controllo e tattiche dell’individuo
GATTI, EMI
2024/2025
Abstract
Le modalità di accoglienza dei richiedenti asilo in Italia sono molte e varie. Tra tutte si distinguono i Centri di Prima Accoglienza (CPA) e i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS). I richiedenti asilo accolti in questi luoghi si trovano ad abitarvi per anni, in attesa di ricevere l’esito della loro domanda d’asilo. La vita quotidiana all’interno di questi centri è scandita dalle regole e da un’indefinita attesa, immobilità (Sanò et al., 2024(a)). Questa ricerca si concentra sulla vita quotidiana dei richiedenti asilo accolti in un grande centro di accoglienza di una provincia italiana del Nord-est, e adotta una prospettiva spazio-temporale, volta ad analizzare simultaneamente il tempo e le temporalità vissute dai soggetti, lo spazio fisico e geografico in cui si trovano ad ‘abitare’, e lo spazio sociale, ovvero il contesto relazionale in cui vengono ‘accolti’. Riferimenti teorici fondamentali sono le opere di autori come Erving Goffman (1968) e Michel Foucault (1976; 2017) i cui temi vengono sviluppati anche da autori più recenti. I dati sono raccolti attraverso una metodologia qualitativa visuale, nelle modalità dell’intervista dialogica semi-strutturata e della foto-intervista (Frisina 2013), a cui si affianca la compilazione di un diario etnografico. Il materiale empirico raccolto mostra la necessità di un’ulteriore considerazione teorica: al di là delle conseguenze reali che le tecnologie istituzionali implicano per lo svolgimento della loro vita quotidiana, i richiedenti asilo dimostrano di mantenere la propria soggettività e agency, le quali si esprimono soprattutto attraverso ‘tattiche’ (De Certeau 1984), con cui essi ‘resistono’ a quelle temporalità, a quei luoghi e a quelle gerarchie a loro imposti.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Tesi Emi Gatti (3).pdf
accesso aperto
Dimensione
5.41 MB
Formato
Adobe PDF
|
5.41 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14247/28195