La tesi analizza il lavoro artistico nel capitalismo neoliberale, ricostruendo il passaggio dall’artista come figura autonoma e simbolicamente distinta al “lavoratore artistico”, la cui attività è segnata da precarietà strutturale, intermittenza e scarse tutele. Attraverso gli strumenti della sociologia dell’arte vengono demistificati i costrutti di autonomia, individualità e autorialità, mostrando come l’immaginario artistico sia stato progressivamente incorporato nelle logiche neoliberali che trasformano la creatività in una norma produttiva e un imperativo soggettivo. L’indagine sui Settori Culturali e Creativi evidenzia le criticità di modelli lavorativi fondati su eccedenza, autoimprenditorialità e compenetrazione tra vita e lavoro, mettendo in luce non solo le ricadute sulla qualità della produzione artistica e culturale, ma anche il divario crescente tra le aspettative dei lavoratori e le reali condizioni operative. Tali dinamiche rendono il lavoro artistico paradigmatico delle trasformazioni che investono il lavoro contemporaneo nel suo complesso. La tesi esplora le potenzialità politiche emergenti dalla crescente consapevolezza e attivazione dei lavoratori artistici e culturali rispetto alla propria posizione, non più eccezionale né separata da quella dei lavoratori "non artistici". In questo quadro, il caso studio di Biennalocene è analizzato come dispositivo di disvelamento e controproposta critica. Nata come performance d'inchiesta e trasformatasi in assemblea permanente, l'iniziativa mobilita l'immaginazione collettiva e attiva nuove forme di politicizzazione del lavoro artistico, suggerendo modalità inedite di intendere la soggettività nel settore ampliando così la portata trasformativa delle pratiche.

Il lavoratore artistico nella Moltitudine. Precarietà, percorsi di ri-soggettivazione e pratiche radicali nel neoliberismo contemporaneo

BOCCIA, SARAH
2024/2025

Abstract

La tesi analizza il lavoro artistico nel capitalismo neoliberale, ricostruendo il passaggio dall’artista come figura autonoma e simbolicamente distinta al “lavoratore artistico”, la cui attività è segnata da precarietà strutturale, intermittenza e scarse tutele. Attraverso gli strumenti della sociologia dell’arte vengono demistificati i costrutti di autonomia, individualità e autorialità, mostrando come l’immaginario artistico sia stato progressivamente incorporato nelle logiche neoliberali che trasformano la creatività in una norma produttiva e un imperativo soggettivo. L’indagine sui Settori Culturali e Creativi evidenzia le criticità di modelli lavorativi fondati su eccedenza, autoimprenditorialità e compenetrazione tra vita e lavoro, mettendo in luce non solo le ricadute sulla qualità della produzione artistica e culturale, ma anche il divario crescente tra le aspettative dei lavoratori e le reali condizioni operative. Tali dinamiche rendono il lavoro artistico paradigmatico delle trasformazioni che investono il lavoro contemporaneo nel suo complesso. La tesi esplora le potenzialità politiche emergenti dalla crescente consapevolezza e attivazione dei lavoratori artistici e culturali rispetto alla propria posizione, non più eccezionale né separata da quella dei lavoratori "non artistici". In questo quadro, il caso studio di Biennalocene è analizzato come dispositivo di disvelamento e controproposta critica. Nata come performance d'inchiesta e trasformatasi in assemblea permanente, l'iniziativa mobilita l'immaginazione collettiva e attiva nuove forme di politicizzazione del lavoro artistico, suggerendo modalità inedite di intendere la soggettività nel settore ampliando così la portata trasformativa delle pratiche.
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