Gli algoritmi sono diventati attori centrali nella creative economy, trasformandosi da strumenti tecnici a infrastrutture culturali capaci di influenzare la selezione e la fruizione dei contenuti. Questo elaborato esplora l’impatto dei sistemi di raccomandazione sulle pratiche di curatela culturale, analizzando come l’automazione contribuisca a ridefinire le logiche attraverso cui il gusto si forma e i contenuti vengono scelti, ordinati e resi visibili. A partire da una prospettiva storico-sociologica, che coniuga la genealogia del gusto con le riflessioni su distinzione, capitale culturale e consumo, si ricostruisce il gusto come costruzione sociale. L’analisi si estende poi alle infrastrutture algoritmiche, che trasformano il gusto in un oggetto calcolabile e modellabile attraverso dati comportamentali, un passaggio centrale per comprendere le dinamiche della cultura digitale. Il quadro teorico dialoga con contributi provenienti dagli studi sulla cultura digitale, dalla teoria critica e dalle analisi dei media computazionali, evidenziando come meccanismi predittivi, bias impliciti e logiche di ottimizzazione economica influenzino non solo l’accesso ai contenuti, ma anche i criteri di selezione, i processi di legittimazione e le configurazioni del valore culturale. Attraverso due casi studio, il Netflix Prize e il modello SilverScheduler di programmazione data- driven applicato al multiplex De Munt di Amsterdam, viene illustrato come queste logiche algoritmiche intervengano sia nella raccomandazione personalizzata sia nell’organizzazione dell’offerta culturale, modellando le scelte curatoriali, la distribuzione delle proiezioni e le possibilità di scoperta. La tesi propone infine una riflessione critica sul ruolo dell’algoritmo come mediatore culturale, sottolineando i rischi di omologazione e di compressione della diversità culturale, ed evidenziando la necessità di modelli ibridi in cui la tecnologia affianchi, senza sostituirle, le competenze critiche della mediazione umana.
Curatela nell’Epoca degli Algoritmi: Analisi del gusto e ridefinizione dei processi selettivi nell’industria culturale contemporanea
OLIVETO, PIERLUIGI
2024/2025
Abstract
Gli algoritmi sono diventati attori centrali nella creative economy, trasformandosi da strumenti tecnici a infrastrutture culturali capaci di influenzare la selezione e la fruizione dei contenuti. Questo elaborato esplora l’impatto dei sistemi di raccomandazione sulle pratiche di curatela culturale, analizzando come l’automazione contribuisca a ridefinire le logiche attraverso cui il gusto si forma e i contenuti vengono scelti, ordinati e resi visibili. A partire da una prospettiva storico-sociologica, che coniuga la genealogia del gusto con le riflessioni su distinzione, capitale culturale e consumo, si ricostruisce il gusto come costruzione sociale. L’analisi si estende poi alle infrastrutture algoritmiche, che trasformano il gusto in un oggetto calcolabile e modellabile attraverso dati comportamentali, un passaggio centrale per comprendere le dinamiche della cultura digitale. Il quadro teorico dialoga con contributi provenienti dagli studi sulla cultura digitale, dalla teoria critica e dalle analisi dei media computazionali, evidenziando come meccanismi predittivi, bias impliciti e logiche di ottimizzazione economica influenzino non solo l’accesso ai contenuti, ma anche i criteri di selezione, i processi di legittimazione e le configurazioni del valore culturale. Attraverso due casi studio, il Netflix Prize e il modello SilverScheduler di programmazione data- driven applicato al multiplex De Munt di Amsterdam, viene illustrato come queste logiche algoritmiche intervengano sia nella raccomandazione personalizzata sia nell’organizzazione dell’offerta culturale, modellando le scelte curatoriali, la distribuzione delle proiezioni e le possibilità di scoperta. La tesi propone infine una riflessione critica sul ruolo dell’algoritmo come mediatore culturale, sottolineando i rischi di omologazione e di compressione della diversità culturale, ed evidenziando la necessità di modelli ibridi in cui la tecnologia affianchi, senza sostituirle, le competenze critiche della mediazione umana.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28161