La tesi indaga il percorso artistico dell’artista parmigiano Remo Gaibazzi, con l’obiettivo di superare l’isolamento critico e geografico che ha caratterizzato gran parte della sua vicenda e di ricollocare la sua opera all’interno del panorama artistico del Novecento italiano ed europeo. Muovendo dalla mostra Remo Gaibazzi e la scrittura nelle arti visive. Variazione nella ripetizione (Parma, Palazzo del Governatore, 2022), la ricerca si propone di analizzare i nodi teorici e concettuali che attraversano la sua produzione, con particolare attenzione all’ultima fase, incentrata sulla scrittura reiterata della parola lavoro, fulcro della sua riflessione estetica ed esistenziale. Attraverso un’analisi complessiva della sua carriera, il lavoro ricostruisce l’evoluzione del linguaggio di Gaibazzi dalle prime esperienze neorealiste alle sperimentazioni materiche e concettuali, fino alla radicale riduzione formale dell’ultima stagione. L’indagine si fonda inoltre su fonti dirette, testimonianze ed interviste a critici e studiosi che hanno conosciuto personalmente l’artista, consentendo di restituire la complessità del suo pensiero e della sua visione del mondo. Dalla fine degli anni Settanta, Gaibazzi ripete ossessivamente questa parola, inserendola in campi di sperimentazione sul colore, sulla struttura compositiva e sul rapporto tra forma e significato. Per lui il lavoro possiede un valore assoluto: «Quando lavoro io vivo», dichiara come manifesto esistenziale. Un’ampia sezione della tesi è dedicata al confronto tematico con artisti affini per sensibilità e problematiche — tra cui Roman Opalka, Carlo Alfano, Emilio Isgrò, Irma Blank, Alighiero Boetti ed altri — al fine di mettere in luce consonanze e divergenze e di favorire una più articolata ricontestualizzazione storica dell’opera di Gaibazzi. Attraverso questo dialogo, la ricerca evidenzia l’originalità e la profondità di una produzione che, pur mantenendo un profilo appartato, si rivela pienamente coerente con le principali istanze teoriche e sperimentali dell’arte contemporanea.
Remo Gaibazzi: “differenza e ripetizione” nelle arti visive
TAGLIAVINI, BEATRICE
2024/2025
Abstract
La tesi indaga il percorso artistico dell’artista parmigiano Remo Gaibazzi, con l’obiettivo di superare l’isolamento critico e geografico che ha caratterizzato gran parte della sua vicenda e di ricollocare la sua opera all’interno del panorama artistico del Novecento italiano ed europeo. Muovendo dalla mostra Remo Gaibazzi e la scrittura nelle arti visive. Variazione nella ripetizione (Parma, Palazzo del Governatore, 2022), la ricerca si propone di analizzare i nodi teorici e concettuali che attraversano la sua produzione, con particolare attenzione all’ultima fase, incentrata sulla scrittura reiterata della parola lavoro, fulcro della sua riflessione estetica ed esistenziale. Attraverso un’analisi complessiva della sua carriera, il lavoro ricostruisce l’evoluzione del linguaggio di Gaibazzi dalle prime esperienze neorealiste alle sperimentazioni materiche e concettuali, fino alla radicale riduzione formale dell’ultima stagione. L’indagine si fonda inoltre su fonti dirette, testimonianze ed interviste a critici e studiosi che hanno conosciuto personalmente l’artista, consentendo di restituire la complessità del suo pensiero e della sua visione del mondo. Dalla fine degli anni Settanta, Gaibazzi ripete ossessivamente questa parola, inserendola in campi di sperimentazione sul colore, sulla struttura compositiva e sul rapporto tra forma e significato. Per lui il lavoro possiede un valore assoluto: «Quando lavoro io vivo», dichiara come manifesto esistenziale. Un’ampia sezione della tesi è dedicata al confronto tematico con artisti affini per sensibilità e problematiche — tra cui Roman Opalka, Carlo Alfano, Emilio Isgrò, Irma Blank, Alighiero Boetti ed altri — al fine di mettere in luce consonanze e divergenze e di favorire una più articolata ricontestualizzazione storica dell’opera di Gaibazzi. Attraverso questo dialogo, la ricerca evidenzia l’originalità e la profondità di una produzione che, pur mantenendo un profilo appartato, si rivela pienamente coerente con le principali istanze teoriche e sperimentali dell’arte contemporanea.| File | Dimensione | Formato | |
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Storia delle arti e conservazione dei beni culturali_Tagliavini_2025-26.pdf
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28132