La tesi esamina, in prospettiva comparata, il ruolo del diritto e delle istituzioni pubbliche nello sviluppo del commercio equo e solidale in Italia e in Giappone. Il punto di partenza è che il fair trade non nasce come categoria giuridica autonoma, ma si consolida nell’intreccio tra regole pubbliche generali e meccanismi di governance privata promossi dalla società civile. L’indagine ricostruisce i due modelli di governance mettendo in luce funzioni e limiti della regolazione pubblica. In Italia emerge un percorso di istituzionalizzazione più marcato, sostenuto soprattutto a livello regionale e locale e accompagnato da tentativi di disciplina nazionale, con l’obiettivo di riconoscere il settore, rafforzarne la visibilità e prevenire usi opportunistici di dichiarazioni etiche. In Giappone prevale invece una regolazione indiretta, nella quale il fair trade è spesso ricondotto al consumo etico e alla sostenibilità e risulta promosso tramite sensibilizzazione e strumenti di policy collegati agli SDGs, mentre la credibilità dipende principalmente da iniziative delle ONG e dagli standard privati. Il confronto consente di individuare criticità comuni, tra cui frammentazione degli standard e asimmetrie informative, e di individuare strategie di rafforzamento basate su trasparenza e integrazione con le politiche pubbliche, evitando che una disciplina eccessivamente rigida produca effetti di esclusione o snaturi la specificità del commercio equo.
Commercio equo e solidale tra diritto e governance: un confronto tra Italia e Giappone
GIORDANI, SUSANNA
2024/2025
Abstract
La tesi esamina, in prospettiva comparata, il ruolo del diritto e delle istituzioni pubbliche nello sviluppo del commercio equo e solidale in Italia e in Giappone. Il punto di partenza è che il fair trade non nasce come categoria giuridica autonoma, ma si consolida nell’intreccio tra regole pubbliche generali e meccanismi di governance privata promossi dalla società civile. L’indagine ricostruisce i due modelli di governance mettendo in luce funzioni e limiti della regolazione pubblica. In Italia emerge un percorso di istituzionalizzazione più marcato, sostenuto soprattutto a livello regionale e locale e accompagnato da tentativi di disciplina nazionale, con l’obiettivo di riconoscere il settore, rafforzarne la visibilità e prevenire usi opportunistici di dichiarazioni etiche. In Giappone prevale invece una regolazione indiretta, nella quale il fair trade è spesso ricondotto al consumo etico e alla sostenibilità e risulta promosso tramite sensibilizzazione e strumenti di policy collegati agli SDGs, mentre la credibilità dipende principalmente da iniziative delle ONG e dagli standard privati. Il confronto consente di individuare criticità comuni, tra cui frammentazione degli standard e asimmetrie informative, e di individuare strategie di rafforzamento basate su trasparenza e integrazione con le politiche pubbliche, evitando che una disciplina eccessivamente rigida produca effetti di esclusione o snaturi la specificità del commercio equo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28128