L'elaborato propone uno studio etnolinguistico sulla scrittura del dialetto foggiano, soffermandosi segnatamente sulle scelte grafiche operate dai parlanti in assenza di uno standard condiviso. In un contesto di forte diglossia quale quello foggiano, dove il dialetto è percepito come varietà bassa e incolta, oltre che poco adatta all'uso scritto, il lavoro analizza il rapporto tra percezione fonetica e fonologica, ideologia linguistica e pratiche di scrittura. Il primo capitolo affronta il problema generale della scrittura dei dialetti in Italia, con particolare attenzione ai processi di selezione e proposta di standard grafici. La seconda parte è dedicata a un'analisi fonetico-fonologica del dialetto foggiano, volta a individuare i tratti potenzialmente più problematici sul piano prima percettivo e poi grafico in comparazione con l’italiano. Il terzo capitolo costituisce infine il nucleo etnolinguistico della ricerca. L'analisi di un corpus eterogeneo di fonti, quali vocabolari, poesie, testi tratti dai social network, oltre che di scritte spontanee, con il supporto di un'intervista sottoposta a circa trenta informatori, evidenzia una spiccata variazione nelle scelte grafiche, oltre a una tendenza generale a percepire il foggiano come un dialetto ‘privo di vocali’. Emergono inoltre atteggiamenti ambivalenti: da un lato il desiderio che il dialetto possa essere scritto; dall'altro, la percezione che ciò resti irrealizzabile a causa della natura stessa della varietà, a testimonianza del valore simbolico attribuito al dialetto, vale a dire della sua duplice interpretazione come patrimonio cittadino a cui attingere in slogan politici e poesie e come varietà bassa relegata a usi privati.

La scrittura del dialetto foggiano: ideologia linguistica e scelte individuali

CARRETTA, DAVIDE
2024/2025

Abstract

L'elaborato propone uno studio etnolinguistico sulla scrittura del dialetto foggiano, soffermandosi segnatamente sulle scelte grafiche operate dai parlanti in assenza di uno standard condiviso. In un contesto di forte diglossia quale quello foggiano, dove il dialetto è percepito come varietà bassa e incolta, oltre che poco adatta all'uso scritto, il lavoro analizza il rapporto tra percezione fonetica e fonologica, ideologia linguistica e pratiche di scrittura. Il primo capitolo affronta il problema generale della scrittura dei dialetti in Italia, con particolare attenzione ai processi di selezione e proposta di standard grafici. La seconda parte è dedicata a un'analisi fonetico-fonologica del dialetto foggiano, volta a individuare i tratti potenzialmente più problematici sul piano prima percettivo e poi grafico in comparazione con l’italiano. Il terzo capitolo costituisce infine il nucleo etnolinguistico della ricerca. L'analisi di un corpus eterogeneo di fonti, quali vocabolari, poesie, testi tratti dai social network, oltre che di scritte spontanee, con il supporto di un'intervista sottoposta a circa trenta informatori, evidenzia una spiccata variazione nelle scelte grafiche, oltre a una tendenza generale a percepire il foggiano come un dialetto ‘privo di vocali’. Emergono inoltre atteggiamenti ambivalenti: da un lato il desiderio che il dialetto possa essere scritto; dall'altro, la percezione che ciò resti irrealizzabile a causa della natura stessa della varietà, a testimonianza del valore simbolico attribuito al dialetto, vale a dire della sua duplice interpretazione come patrimonio cittadino a cui attingere in slogan politici e poesie e come varietà bassa relegata a usi privati.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/28081