La tesi propone un’analisi etnografica delle pratiche linguistiche su cui si fondano i processi di costruzione e trasmissione della memoria del genocidio contro i Tutsi del 1994 all’interno della diaspora ruandese a Berlino. Attraverso la prospettiva dell’etnografia della comunicazione, la ricerca esplora come kinyarwanda, francese, inglese e tedesco assumano significati differenti nelle narrazioni intergenerazionali del trauma, nei rituali commemorativi e nelle interazioni quotidiane. L’indagine si concentra in particolare sulle modalità con cui la lingua agisce come veicolo, filtro o barriera nel racconto del passato, mettendo in luce il ruolo del silenzio, delle traduzioni e dei cambiamenti di registro nella dinamica discorsiva tra generazioni. Il contesto berlinese, caratterizzato da un forte pluralismo culturale e da una radicata cultura della memoria, costituisce uno spazio privilegiato per osservare come la diaspora rielabori il proprio passato traumatico e come il multilinguismo contribuisca alla costruzione di identità diasporiche in trasformazione. La tesi mira a offrire un contributo agli studi su memoria, trauma e linguaggio, mostrando come la memoria del genocidio venga continuamente negoziata attraverso pratiche comunicative situate.
La tesi propone un’analisi etnografica delle pratiche linguistiche su cui si fondano i processi di costruzione e trasmissione della memoria del genocidio contro i Tutsi del 1994 all’interno della diaspora ruandese a Berlino. Attraverso la prospettiva dell’etnografia della comunicazione, la ricerca esplora come kinyarwanda, francese, inglese e tedesco assumano significati differenti nelle narrazioni intergenerazionali del trauma, nei rituali commemorativi e nelle interazioni quotidiane. L’indagine si concentra in particolare sulle modalità con cui la lingua agisce come veicolo, filtro o barriera nel racconto del passato, mettendo in luce il ruolo del silenzio, delle traduzioni e dei cambiamenti di registro nella dinamica discorsiva tra generazioni. Il contesto berlinese, caratterizzato da un forte pluralismo culturale e da una radicata cultura della memoria, costituisce uno spazio privilegiato per osservare come la diaspora rielabori il proprio passato traumatico e come il multilinguismo contribuisca alla costruzione di identità diasporiche in trasformazione. La tesi mira a offrire un contributo agli studi su memoria, trauma e linguaggio, mostrando come la memoria del genocidio venga continuamente negoziata attraverso pratiche comunicative situate.
Lingua e memoria del genocidio nella diaspora ruandese a Berlino : un'etnografia della comunicazione intergenerazionale.
BOSCHETTI, SILVIA
2024/2025
Abstract
La tesi propone un’analisi etnografica delle pratiche linguistiche su cui si fondano i processi di costruzione e trasmissione della memoria del genocidio contro i Tutsi del 1994 all’interno della diaspora ruandese a Berlino. Attraverso la prospettiva dell’etnografia della comunicazione, la ricerca esplora come kinyarwanda, francese, inglese e tedesco assumano significati differenti nelle narrazioni intergenerazionali del trauma, nei rituali commemorativi e nelle interazioni quotidiane. L’indagine si concentra in particolare sulle modalità con cui la lingua agisce come veicolo, filtro o barriera nel racconto del passato, mettendo in luce il ruolo del silenzio, delle traduzioni e dei cambiamenti di registro nella dinamica discorsiva tra generazioni. Il contesto berlinese, caratterizzato da un forte pluralismo culturale e da una radicata cultura della memoria, costituisce uno spazio privilegiato per osservare come la diaspora rielabori il proprio passato traumatico e come il multilinguismo contribuisca alla costruzione di identità diasporiche in trasformazione. La tesi mira a offrire un contributo agli studi su memoria, trauma e linguaggio, mostrando come la memoria del genocidio venga continuamente negoziata attraverso pratiche comunicative situate.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28078