Il museo odierno, pur continuando a fondarsi sulla funzione conservativa che ne costituisce da sempre uno dei cardini, si configura sempre più come uno spazio di comunicazione e di costruzione di significati. La dimensione conservativa, infatti, non è mai stata separata dalla capacità del museo di organizzare saperi, produrre narrazioni e orientare la lettura delle opere: ciò che cambia nel presente non è la natura di tale intreccio, ma l’intensità e le modalità con cui esso viene reso esplicito. In questo quadro, il museo interattivo-partecipativo accentua la propria funzione di medium narrativo: un dispositivo che, attraverso linguaggi audiovisivi e tecnologie digitali, genera esperienze culturali che superano la sola fruizione contemplativa. A partire da tali premesse, il presente lavoro indaga i modi in cui tali dispositivi producono significati e attivano il coinvolgimento del pubblico su tre livelli principali: cognitivo, stimolando processi di apprendimento e interpretazione; emotivo, favorendo la costruzione di legami affettivi e percettivi con i contenuti; e sensoriale, attraverso l’uso di esperienze immersive e multisensoriali. Particolare attenzione verrà dedicata al ruolo delle tecnologie digitali e agli strumenti che ne rendono possibile l’applicazione. Abbracciando il concetto formalizzato da Nina Simon nello studio apicale di The Participatory Museum, intento è proporre una definizione di modello ideale di museo interattivo. Tale modello verrà applicato, in forma ipotetica, alla collezione della realtà di RI-PRESE, un archivio audiovisivo dedicato alla città di Venezia, analizzandone il contenuto e immaginando un possibile allestimento tramite la spiegazione teorica della progettazione.

Il museo che racconta: interattività, partecipazione e nuovi linguaggi espositivi

MARIANI, MATILDE
2024/2025

Abstract

Il museo odierno, pur continuando a fondarsi sulla funzione conservativa che ne costituisce da sempre uno dei cardini, si configura sempre più come uno spazio di comunicazione e di costruzione di significati. La dimensione conservativa, infatti, non è mai stata separata dalla capacità del museo di organizzare saperi, produrre narrazioni e orientare la lettura delle opere: ciò che cambia nel presente non è la natura di tale intreccio, ma l’intensità e le modalità con cui esso viene reso esplicito. In questo quadro, il museo interattivo-partecipativo accentua la propria funzione di medium narrativo: un dispositivo che, attraverso linguaggi audiovisivi e tecnologie digitali, genera esperienze culturali che superano la sola fruizione contemplativa. A partire da tali premesse, il presente lavoro indaga i modi in cui tali dispositivi producono significati e attivano il coinvolgimento del pubblico su tre livelli principali: cognitivo, stimolando processi di apprendimento e interpretazione; emotivo, favorendo la costruzione di legami affettivi e percettivi con i contenuti; e sensoriale, attraverso l’uso di esperienze immersive e multisensoriali. Particolare attenzione verrà dedicata al ruolo delle tecnologie digitali e agli strumenti che ne rendono possibile l’applicazione. Abbracciando il concetto formalizzato da Nina Simon nello studio apicale di The Participatory Museum, intento è proporre una definizione di modello ideale di museo interattivo. Tale modello verrà applicato, in forma ipotetica, alla collezione della realtà di RI-PRESE, un archivio audiovisivo dedicato alla città di Venezia, analizzandone il contenuto e immaginando un possibile allestimento tramite la spiegazione teorica della progettazione.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/27995