La tesi analizza il tema del salario minimo legale in Italia attraverso un approccio giuridico, economico e comparato. Partendo dal concetto di retribuzione e dall’interpretazione dell’art. 36 Cost., viene esaminato il ruolo della giurisprudenza nella definizione dell’equa retribuzione e il legame tra insufficienza salariale e diffusione del lavoro povero. L’elaborato ricostruisce inoltre l’evoluzione storica degli strumenti di tutela del salario e la posizione italiana nel contesto europeo, caratterizzata da stagnazione salariale e bassa produttività. Un’attenzione particolare è dedicata alla Direttiva europea sui salari minimi adeguati, che promuove la contrattazione collettiva e l’accesso a salari dignitosi senza imporre un minimo legale, lasciando ampi margini agli Stati membri. Vengono poi analizzate le principali proposte legislative italiane e le recenti posizioni istituzionali, evidenziando divergenze politiche e sindacali. Il confronto con i modelli tedesco, francese e anglosassone mostra differenti modalità di regolazione, utili per valutare quale possa essere la soluzione più adatta al sistema italiano di relazioni industriali. L’intervista al Segretario Generale della Camera del Lavoro di Treviso offre infine una prospettiva operativa sulle criticità e le potenzialità dell’introduzione di un salario minimo. La tesi conclude che il tema non può essere affrontato con un approccio univoco: la tutela dei lavoratori e la sostenibilità delle imprese richiedono una soluzione equilibrata, capace di integrare contrattazione collettiva efficace e garanzie minime universali
Il salario minimo garantito: opportunità o minaccia?
BOTTAZZO, ANDREA
2024/2025
Abstract
La tesi analizza il tema del salario minimo legale in Italia attraverso un approccio giuridico, economico e comparato. Partendo dal concetto di retribuzione e dall’interpretazione dell’art. 36 Cost., viene esaminato il ruolo della giurisprudenza nella definizione dell’equa retribuzione e il legame tra insufficienza salariale e diffusione del lavoro povero. L’elaborato ricostruisce inoltre l’evoluzione storica degli strumenti di tutela del salario e la posizione italiana nel contesto europeo, caratterizzata da stagnazione salariale e bassa produttività. Un’attenzione particolare è dedicata alla Direttiva europea sui salari minimi adeguati, che promuove la contrattazione collettiva e l’accesso a salari dignitosi senza imporre un minimo legale, lasciando ampi margini agli Stati membri. Vengono poi analizzate le principali proposte legislative italiane e le recenti posizioni istituzionali, evidenziando divergenze politiche e sindacali. Il confronto con i modelli tedesco, francese e anglosassone mostra differenti modalità di regolazione, utili per valutare quale possa essere la soluzione più adatta al sistema italiano di relazioni industriali. L’intervista al Segretario Generale della Camera del Lavoro di Treviso offre infine una prospettiva operativa sulle criticità e le potenzialità dell’introduzione di un salario minimo. La tesi conclude che il tema non può essere affrontato con un approccio univoco: la tutela dei lavoratori e la sostenibilità delle imprese richiedono una soluzione equilibrata, capace di integrare contrattazione collettiva efficace e garanzie minime universali| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27923