La tesi esamina il ruolo delle donne migranti nel lavoro domestico e di cura in Italia, settore divenuto centrale nel compensare il deficit strutturale di un welfare state a carattere familistico. Attraverso un quadro teorico che integra prospettive intersezionali, studi sulla riproduzione sociale e analisi delle politiche migratorie, l’elaborato mostra come genere, origine e status giuridico concorrano a configurare percorsi occupazionali segnati da segregazione, precarietà e dequalificazione professionale. L’analisi della normativa italiana, caratterizzata dal sistematico ricorso alle sanatorie e dal vincolo tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, evidenzia la riproduzione istituzionale di condizioni di vulnerabilità e irregolarità nel settore. Lo studio empirico, basato su interviste qualitative a cinque donne migranti di origine ucraina e albanese, sostiene l’esistenza di una “trappola occupazionale” alimentata da reti informali, lavoro grigio e carichi di cura transnazionali, pur mettendo in luce pratiche di agency e strategie di adattamento.
Migrazioni femminili e segregazione lavorativa di genere: il lavoro domestico e di cura in Italia.
GOZIO HORNOS, MARIA SOLEDAD
2024/2025
Abstract
La tesi esamina il ruolo delle donne migranti nel lavoro domestico e di cura in Italia, settore divenuto centrale nel compensare il deficit strutturale di un welfare state a carattere familistico. Attraverso un quadro teorico che integra prospettive intersezionali, studi sulla riproduzione sociale e analisi delle politiche migratorie, l’elaborato mostra come genere, origine e status giuridico concorrano a configurare percorsi occupazionali segnati da segregazione, precarietà e dequalificazione professionale. L’analisi della normativa italiana, caratterizzata dal sistematico ricorso alle sanatorie e dal vincolo tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, evidenzia la riproduzione istituzionale di condizioni di vulnerabilità e irregolarità nel settore. Lo studio empirico, basato su interviste qualitative a cinque donne migranti di origine ucraina e albanese, sostiene l’esistenza di una “trappola occupazionale” alimentata da reti informali, lavoro grigio e carichi di cura transnazionali, pur mettendo in luce pratiche di agency e strategie di adattamento.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27902