Il manoscritto Ambrosiano C 274 inf., datato alla prima metà del XVI secolo, presenta nella seconda unità codicologica, delle quattro di cui si compone, una traduzione latina del Περὶ συντάξεως di Apollonio Discolo, corredata di un ricco apparato esegetico, ad opera di una mano ad oggi non ancora identificata. Il presente lavoro si sostanzia nell’edizione del primo libro di tale traduzione e dei rispettivi scolii marginali. La versione latina del trattato viene accompagnata a fronte dalla trascrizione del testo greco contenuto nell’Ambr. R 44 sup., della fine del XV secolo, che presenta tracce di collazione ad opera della medesima mano dell’Ambr. C 274 inf. e che verosimilmente costituisce il punto di partenza dal quale il traduttore ha preso le mosse. È stato inoltre predisposto un apparato critico, basato sostanzialmente su quello di G. Uhlig (GG II.2, 1910), che comprende dunque i tre manoscritti Parigini (Par. Gr. 2548, Par. Gr. 2547, Par. Gr. 2529) e il Laurenziano (Laur. plut. 60.26), arricchito delle lezioni contenute nell’Ambr. R 44 sup. e nell’editio Aldina del 1495. Nell’introduzione, dopo aver delineato il profilo biografico del grammatico alessandrino e aver ricostruito la tradizione manoscritta e la fortuna del suo opus magnum, si procede in primo luogo ad una valutazione filologica della traduzione latina, con particolare focus sull’Ambr. R 44 sup. Seguono un’analisi relativa alle caratteristiche peculiari della versione latina – tramite un confronto con il libro XVII delle Institutiones grammaticae di Prisciano e con la traduzione allestita da Francesco Porto per l’edizione della Sintassi pubblicata nel 1590 da Friedrich Sylburg – e una sezione dedicata specificamente al lessico tecnico grammaticale, per il quale si fornisce in appendice un glossario trilingue. Infine, viene proposta una breve analisi degli scholia e delle fonti ivi ricorrenti, dalle antiche alle contemporanee, nel tentativo di mettere in luce la portata di tale opera erudita, volta allo studio di un livello linguistico trascurato nell’insegnamento del greco di età umanistica: la sintassi.

Apollonio Discolo in età umanistica: una traduzione latina del trattato sulla Sintassi nell’Ambr. C 274 inf.

MOZAFARI, LALEH
2024/2025

Abstract

Il manoscritto Ambrosiano C 274 inf., datato alla prima metà del XVI secolo, presenta nella seconda unità codicologica, delle quattro di cui si compone, una traduzione latina del Περὶ συντάξεως di Apollonio Discolo, corredata di un ricco apparato esegetico, ad opera di una mano ad oggi non ancora identificata. Il presente lavoro si sostanzia nell’edizione del primo libro di tale traduzione e dei rispettivi scolii marginali. La versione latina del trattato viene accompagnata a fronte dalla trascrizione del testo greco contenuto nell’Ambr. R 44 sup., della fine del XV secolo, che presenta tracce di collazione ad opera della medesima mano dell’Ambr. C 274 inf. e che verosimilmente costituisce il punto di partenza dal quale il traduttore ha preso le mosse. È stato inoltre predisposto un apparato critico, basato sostanzialmente su quello di G. Uhlig (GG II.2, 1910), che comprende dunque i tre manoscritti Parigini (Par. Gr. 2548, Par. Gr. 2547, Par. Gr. 2529) e il Laurenziano (Laur. plut. 60.26), arricchito delle lezioni contenute nell’Ambr. R 44 sup. e nell’editio Aldina del 1495. Nell’introduzione, dopo aver delineato il profilo biografico del grammatico alessandrino e aver ricostruito la tradizione manoscritta e la fortuna del suo opus magnum, si procede in primo luogo ad una valutazione filologica della traduzione latina, con particolare focus sull’Ambr. R 44 sup. Seguono un’analisi relativa alle caratteristiche peculiari della versione latina – tramite un confronto con il libro XVII delle Institutiones grammaticae di Prisciano e con la traduzione allestita da Francesco Porto per l’edizione della Sintassi pubblicata nel 1590 da Friedrich Sylburg – e una sezione dedicata specificamente al lessico tecnico grammaticale, per il quale si fornisce in appendice un glossario trilingue. Infine, viene proposta una breve analisi degli scholia e delle fonti ivi ricorrenti, dalle antiche alle contemporanee, nel tentativo di mettere in luce la portata di tale opera erudita, volta allo studio di un livello linguistico trascurato nell’insegnamento del greco di età umanistica: la sintassi.
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