La presente tesi propone una rielaborazione critica del principialismo di Tom Beauchamp e James Childress a partire da una diversa concezione del soggetto morale e della pratica clinica. Dopo aver ricostruito struttura e presupposti dei quattro principi (autonomia, non maleficenza, beneficenza e giustizia) e averne evidenziato le principali criticità, il lavoro individua nel modello antropologico implicito la radice dei limiti dell’approccio. Attraverso il contributo di Edmund Pellegrino e David Thomasma, la medicina viene reinterpretata come pratica morale orientata a un bene interno, richiedente virtù e giudizio prudenziale in senso aristotelico. L’apporto di Alasdair MacIntyre consente di collocare tale pratica entro una tradizione morale storicamente situata, mentre l’ermeneutica del sé di Paul Ricoeur e la riflessione di Charles Taylor permettono di ripensare l’identità morale in termini narrativi, relazionali e situati. Il dialogo con l’etica della cura di Joan Tronto evidenzia infine la centralità della vulnerabilità e della responsabilità nelle relazioni di cura. Su queste basi, la tesi propone una riformulazione dei quattro principi che ne conserva la funzione orientativa, ma che li radica in una concezione relazionale e virtuosa dell’agire morale, superandone l’impostazione prevalentemente procedurale.
Oltre i principi: soggetto morale e narrazione nella bioetica contemporanea. Una rielaborazione del principialismo di Beauchamp e Childress
PESAVENTO, NICOLA
2024/2025
Abstract
La presente tesi propone una rielaborazione critica del principialismo di Tom Beauchamp e James Childress a partire da una diversa concezione del soggetto morale e della pratica clinica. Dopo aver ricostruito struttura e presupposti dei quattro principi (autonomia, non maleficenza, beneficenza e giustizia) e averne evidenziato le principali criticità, il lavoro individua nel modello antropologico implicito la radice dei limiti dell’approccio. Attraverso il contributo di Edmund Pellegrino e David Thomasma, la medicina viene reinterpretata come pratica morale orientata a un bene interno, richiedente virtù e giudizio prudenziale in senso aristotelico. L’apporto di Alasdair MacIntyre consente di collocare tale pratica entro una tradizione morale storicamente situata, mentre l’ermeneutica del sé di Paul Ricoeur e la riflessione di Charles Taylor permettono di ripensare l’identità morale in termini narrativi, relazionali e situati. Il dialogo con l’etica della cura di Joan Tronto evidenzia infine la centralità della vulnerabilità e della responsabilità nelle relazioni di cura. Su queste basi, la tesi propone una riformulazione dei quattro principi che ne conserva la funzione orientativa, ma che li radica in una concezione relazionale e virtuosa dell’agire morale, superandone l’impostazione prevalentemente procedurale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27835