La tesi affronta la questione dell’errore e dell’imperfezione in fotografia, con l’obiettivo di dimostrare che non si tratta necessariamente di aspetti negativi. A partire dal Novecento, sono entrati a far parte della sperimentazione artistico-fotografica tramutandosi spesso in modalità stilistiche consolidate e reiterate. In prima battuta si è cercato di comprendere quando una fotografia può definirsi “buona”, per poi passare a definire l’errore vero e proprio, ripercorrendo la storia del mezzo e prendendo in esame il pensiero di Clément Chéroux, in particolare il suo saggio L’errore fotografico. Altri riferimenti importanti per questa analisi sono stati Roland Barthes, Vilém Flusser e Susan Sontag. Grazie ai loro scritti è stato possibile circoscrivere i confini di che cosa si intenda realmente per “sbaglio” in fotografia, tra Ottocento e Novecento, da una prospettiva soprattutto occidentale. Si è però cercato di estendere l’analisi anche allo sguardo orientale, in particolare alla filosofia buddhista e all’approccio zen, introducendo il concetto di Wabi-Sabi, ovvero l’estetica giapponese che si basa sull’accettazione della transitorietà delle cose e della loro imperfezione. Si sono quindi scelti casi di studio specifici, soprattutto nell’ambito della fotografia artistica e autoriale novecentesca, che hanno fatto dell’imperfezione la propria cifra stilistica, tra cui Man Ray, László Moholy-Nagy, Robert Frank e William Klein.
"Estetica dell'incidente. L'errore come dispositivo creativo in fotografia"
ULIANA, GIORGIA
2024/2025
Abstract
La tesi affronta la questione dell’errore e dell’imperfezione in fotografia, con l’obiettivo di dimostrare che non si tratta necessariamente di aspetti negativi. A partire dal Novecento, sono entrati a far parte della sperimentazione artistico-fotografica tramutandosi spesso in modalità stilistiche consolidate e reiterate. In prima battuta si è cercato di comprendere quando una fotografia può definirsi “buona”, per poi passare a definire l’errore vero e proprio, ripercorrendo la storia del mezzo e prendendo in esame il pensiero di Clément Chéroux, in particolare il suo saggio L’errore fotografico. Altri riferimenti importanti per questa analisi sono stati Roland Barthes, Vilém Flusser e Susan Sontag. Grazie ai loro scritti è stato possibile circoscrivere i confini di che cosa si intenda realmente per “sbaglio” in fotografia, tra Ottocento e Novecento, da una prospettiva soprattutto occidentale. Si è però cercato di estendere l’analisi anche allo sguardo orientale, in particolare alla filosofia buddhista e all’approccio zen, introducendo il concetto di Wabi-Sabi, ovvero l’estetica giapponese che si basa sull’accettazione della transitorietà delle cose e della loro imperfezione. Si sono quindi scelti casi di studio specifici, soprattutto nell’ambito della fotografia artistica e autoriale novecentesca, che hanno fatto dell’imperfezione la propria cifra stilistica, tra cui Man Ray, László Moholy-Nagy, Robert Frank e William Klein.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27788