La tesi indaga il binomio assenza/presenza come uno dei nuclei centrali dell’arte concettuale e ne analizza la declinazione nell’opera di Vincenzo Agnetti. Il primo capitolo affronta le nozioni di visibilità e invisibilità, memoria e oblio, esaminando le strategie formali attraverso cui gli artisti concettuali rendono percepibile ciò che è sottratto allo sguardo: cancellature, ombre, riflessi e altre tecniche di apparizione e sparizione visiva. Il secondo capitolo approfondisce il linguaggio concettuale di Agnetti, mettendo in luce come l’artista costruisca una poetica dell’assenza che diventa paradossalmente forma di presenza. Attraverso l’analisi degli Autoritratti e di altre serie significative, la ricerca mostra come Agnetti utilizzi la sottrazione per ridefinire identità, tempo e relazione tra opera e osservatore. Il terzo capitolo esamina materiali, media e scrittura come dispositivi concettuali: elementi che non solo compongono l’opera, ma ne costituiscono il messaggio stesso. La riflessione si estende al ruolo dello spettatore, chiamato a colmare gli spazi dell’assenza con un atto interpretativo attivo. La tesi conclude evidenziando come, in Agnetti, assenza e presenza non siano poli opposti ma dinamiche complementari che aprono nuove possibilità percettive e critiche nel linguaggio dell’arte contemporanea.
“Quando mi vidi non c’ero. Quando non mi vidi c’ero.” Assenza e presenza nell’opera di Vincenzo Agnetti
PARADISO, ANGELA CLAUDIA
2024/2025
Abstract
La tesi indaga il binomio assenza/presenza come uno dei nuclei centrali dell’arte concettuale e ne analizza la declinazione nell’opera di Vincenzo Agnetti. Il primo capitolo affronta le nozioni di visibilità e invisibilità, memoria e oblio, esaminando le strategie formali attraverso cui gli artisti concettuali rendono percepibile ciò che è sottratto allo sguardo: cancellature, ombre, riflessi e altre tecniche di apparizione e sparizione visiva. Il secondo capitolo approfondisce il linguaggio concettuale di Agnetti, mettendo in luce come l’artista costruisca una poetica dell’assenza che diventa paradossalmente forma di presenza. Attraverso l’analisi degli Autoritratti e di altre serie significative, la ricerca mostra come Agnetti utilizzi la sottrazione per ridefinire identità, tempo e relazione tra opera e osservatore. Il terzo capitolo esamina materiali, media e scrittura come dispositivi concettuali: elementi che non solo compongono l’opera, ma ne costituiscono il messaggio stesso. La riflessione si estende al ruolo dello spettatore, chiamato a colmare gli spazi dell’assenza con un atto interpretativo attivo. La tesi conclude evidenziando come, in Agnetti, assenza e presenza non siano poli opposti ma dinamiche complementari che aprono nuove possibilità percettive e critiche nel linguaggio dell’arte contemporanea.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27787