La presente ricerca analizza il progetto A Wonder Poster della Fondazione Querini Stampalia di Venezia come caso esemplare di comunicazione museale sottrattiva nel panorama italiano contemporaneo. In un contesto urbano segnato da overtourism e saturazione visiva, la tesi indaga come un'istituzione culturale possa riaffermare il legame con la comunità locale attraverso strategie comunicative che privilegiano rarefazione visiva, sottrazione informativa e uso del dialetto veneziano. La campagna, promossa dalla direttrice Cristiana Collu nel 2025, si configura come intervento nello spazio pubblico per mezzo di poster che rinuncia deliberatamente alla spettacolarizzazione e alla promozione diretta. La ricerca si articola in quattro capitoli: inquadramento teorico sulla comunicazione museale; ricostruzione storica della Fondazione e della sua vocazione all'apertura e alla sperimentazione; analisi delle strategie comunicative della campagna, con particolare attenzione al dialetto come dispositivo di ‘opacità’; analisi tecnica approfondita del poster "More vardime". I risultati evidenziano come il progetto costituisca un raro esempio italiano di comunicazione museale responsabile che non cattura l'attenzione ma la coltiva, richiedendo al pubblico un coinvolgimento attivo. Il dialetto opera come strumento di posizionamento identitario che genera inclusione per i residenti e curiosità interpretativa per i visitatori esterni. La tesi dimostra come sia possibile costruire strategie comunicative che tengano insieme apertura ai pubblici, radicamento territoriale e complessità culturale.

Parlare senza mostrare. Il progetto A Wonder Poster alla Fondazione Querini Stampalia.

CAMILLI, GAIA
2024/2025

Abstract

La presente ricerca analizza il progetto A Wonder Poster della Fondazione Querini Stampalia di Venezia come caso esemplare di comunicazione museale sottrattiva nel panorama italiano contemporaneo. In un contesto urbano segnato da overtourism e saturazione visiva, la tesi indaga come un'istituzione culturale possa riaffermare il legame con la comunità locale attraverso strategie comunicative che privilegiano rarefazione visiva, sottrazione informativa e uso del dialetto veneziano. La campagna, promossa dalla direttrice Cristiana Collu nel 2025, si configura come intervento nello spazio pubblico per mezzo di poster che rinuncia deliberatamente alla spettacolarizzazione e alla promozione diretta. La ricerca si articola in quattro capitoli: inquadramento teorico sulla comunicazione museale; ricostruzione storica della Fondazione e della sua vocazione all'apertura e alla sperimentazione; analisi delle strategie comunicative della campagna, con particolare attenzione al dialetto come dispositivo di ‘opacità’; analisi tecnica approfondita del poster "More vardime". I risultati evidenziano come il progetto costituisca un raro esempio italiano di comunicazione museale responsabile che non cattura l'attenzione ma la coltiva, richiedendo al pubblico un coinvolgimento attivo. Il dialetto opera come strumento di posizionamento identitario che genera inclusione per i residenti e curiosità interpretativa per i visitatori esterni. La tesi dimostra come sia possibile costruire strategie comunicative che tengano insieme apertura ai pubblici, radicamento territoriale e complessità culturale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/27783