The work investigates the possibility of fielding countervisual representations in the prison context, proposing two case studies. First of all, through a genealogy of visual culture studies as an autonomous academic field with a multidisciplinary approach and the following literature review regarding the connection between representation, production of meaning and naturalization of dominant discourses, the aim is to propose useful tools for framing Nicholas Mirzoeff's (2011) study with respect to the concept of “right to look”. The subsequent case study analysis reports Rossella Schillaci's ethnographic research in the nursery section of Turin prison, to investigate the possibility of a countervisual practice within the prison context. Finally, the observation and documentary analysis of the Holy See Pavilion at the 2024 Venice Art Biennale, located in the women's prison in Giudecca, is reported to propose a reinterpretation using Mirzoeff's critical framework, based on the concepts of visual regime and the right to look.

La tesi indaga la possibilità di mettere in campo rappresentazioni controvisuali nel contesto carcerario, proponendo due casi di studio. In primis, attraverso una genealogia degli studi di culture visuali come campo accademico autonomo con approccio multidisciplinare e la seguente revisione della letteratura in merito al nesso tra rappresentazione, produzione di significato e naturalizzazione di discorsi dominanti, si vuole proporre degli strumenti utili all’inquadramento dello studio di Nicholas Mirzoeff (2011) rispetto al concetto di “diritto di guardare”. La successiva analisi di casi di studio riporta la ricerca etnografica di Rossella Schillaci nella sezione nido del carcere di Torino, per indagare la fattibilità di una pratica controvisuale all’interno del contesto carcerario. Infine, viene riportata l’osservazione e l’analisi documentale del Padiglione Santa Sede nella Biennale Arte di Venezia 2024, situato nella casa di reclusione femminile di Giudecca, per proporne una rilettura tramite il framework critico di Mirzoeff, sulla base dei concetti di regime visuale e diritto di guardare.

Vedere il Carcere: Visualità e Controvisualità dei luoghi di detenzione nel cinema di Rossella Schillaci e nel Padiglione di Biennale Arte 2024 interno al Carcere di Giudecca

CASSONI, ALESSIA
2024/2025

Abstract

The work investigates the possibility of fielding countervisual representations in the prison context, proposing two case studies. First of all, through a genealogy of visual culture studies as an autonomous academic field with a multidisciplinary approach and the following literature review regarding the connection between representation, production of meaning and naturalization of dominant discourses, the aim is to propose useful tools for framing Nicholas Mirzoeff's (2011) study with respect to the concept of “right to look”. The subsequent case study analysis reports Rossella Schillaci's ethnographic research in the nursery section of Turin prison, to investigate the possibility of a countervisual practice within the prison context. Finally, the observation and documentary analysis of the Holy See Pavilion at the 2024 Venice Art Biennale, located in the women's prison in Giudecca, is reported to propose a reinterpretation using Mirzoeff's critical framework, based on the concepts of visual regime and the right to look.
2024
La tesi indaga la possibilità di mettere in campo rappresentazioni controvisuali nel contesto carcerario, proponendo due casi di studio. In primis, attraverso una genealogia degli studi di culture visuali come campo accademico autonomo con approccio multidisciplinare e la seguente revisione della letteratura in merito al nesso tra rappresentazione, produzione di significato e naturalizzazione di discorsi dominanti, si vuole proporre degli strumenti utili all’inquadramento dello studio di Nicholas Mirzoeff (2011) rispetto al concetto di “diritto di guardare”. La successiva analisi di casi di studio riporta la ricerca etnografica di Rossella Schillaci nella sezione nido del carcere di Torino, per indagare la fattibilità di una pratica controvisuale all’interno del contesto carcerario. Infine, viene riportata l’osservazione e l’analisi documentale del Padiglione Santa Sede nella Biennale Arte di Venezia 2024, situato nella casa di reclusione femminile di Giudecca, per proporne una rilettura tramite il framework critico di Mirzoeff, sulla base dei concetti di regime visuale e diritto di guardare.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/27706