Nel Novecento, vari intellettuali che si sono confrontati con il mito e l’arcaico sono scivolati in un orizzonte definibile come patologico. Si vuole evidenziare come la natura ingannevole del mito abbia dirottato le loro intenzioni; pur accostandosi a questi temi con volontà storica, essi sono giunti a considerazioni ed esiti con implicazioni devianti ideologicamente o di travolgimento personale. Si è iniziato dunque con la ricostruzione del concetto di macchina mitologica di Furio Jesi. In questa prospettiva si colloca il confronto con Ernesto De Martino: sia a partire dalla critica che Jesi gli rivolge, sia per i suoi concetti di “perdita di sé” e “destorificazione”. La discrepanza critica che c’è tra i due emerge in modo esemplare nel confronto con Vittorio Macchioro, un archeologo con cui De Martino era legato accademicamente e personalmente, per cui si è ritenuto importante ricostruirne i rapporti. Questa tensione della fascinazione mitica è in Vittorio Macchioro espressa dalla sua Tragedia mitica, che si assume il rischio di una vera e propria condizione di travolgimento. Un analogo scivolamento si osserva nell’ultimo dramma di Pirandello, I Giganti della Montagna, l’ultimo di quelli che definisce “miti”. I due autori interagiscono inoltre con quella “cultura di destra” di cui Jesi analizzerà i meccanismi mitologici: in entrambi i casi l’uso del genere drammatico tramite la scelta di una forma mitica pone degli interrogativi all’interno degli studi teatrali.
Ritorni e derive del mito. Teoria e teatro nel Novecento italiano
BATINI, ALESSANDRA
2024/2025
Abstract
Nel Novecento, vari intellettuali che si sono confrontati con il mito e l’arcaico sono scivolati in un orizzonte definibile come patologico. Si vuole evidenziare come la natura ingannevole del mito abbia dirottato le loro intenzioni; pur accostandosi a questi temi con volontà storica, essi sono giunti a considerazioni ed esiti con implicazioni devianti ideologicamente o di travolgimento personale. Si è iniziato dunque con la ricostruzione del concetto di macchina mitologica di Furio Jesi. In questa prospettiva si colloca il confronto con Ernesto De Martino: sia a partire dalla critica che Jesi gli rivolge, sia per i suoi concetti di “perdita di sé” e “destorificazione”. La discrepanza critica che c’è tra i due emerge in modo esemplare nel confronto con Vittorio Macchioro, un archeologo con cui De Martino era legato accademicamente e personalmente, per cui si è ritenuto importante ricostruirne i rapporti. Questa tensione della fascinazione mitica è in Vittorio Macchioro espressa dalla sua Tragedia mitica, che si assume il rischio di una vera e propria condizione di travolgimento. Un analogo scivolamento si osserva nell’ultimo dramma di Pirandello, I Giganti della Montagna, l’ultimo di quelli che definisce “miti”. I due autori interagiscono inoltre con quella “cultura di destra” di cui Jesi analizzerà i meccanismi mitologici: in entrambi i casi l’uso del genere drammatico tramite la scelta di una forma mitica pone degli interrogativi all’interno degli studi teatrali.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27642