Nel novembre 2003 il paese lucano di Scanzano Jonico (MT) è stato scelto dal governo Berlusconi come sito per la costruzione del primo deposito unico di rifiuti nucleari d’Italia. La decisione ha innescato una mobilitazione popolare dei comuni del Metapontino e in tutta la regione Basilicata, espandendosi a livello nazionale e internazionale e aprendo un conflitto tra la visione e la progettualità per il territorio del governo centrale e le rivendicazioni della comunità locale. Nel novembre 2025, il ritorno del tema nucleare e della gestione delle sue scorie nel dibattito politico nazionale con il DDL “Nucleare Sostenibile” ha riattivato la conversazione anche nei comuni del Metapontino, dove si è rievocata la memoria della protesta del 2003 e si sono aperti interrogativi sulle eredità di quell’esperienza. Il caso dei “giorni di Scanzano” rompe la rappresentazione storicamente egemone della Basilicata come “terra del silenzio” (Alliegro 2019) e solleva delle domande sulle ragioni del “no”; le modalità e i repertori della mobilitazione; i suoi antefatti e i lasciti nella biografia e nella geografia del territorio. Frutto di una ricerca “pendolare” nei luoghi della protesta, questo scritto si approccia ai fatti del 2003 come ad una porta d’accesso per comprendere quali storie, biografie e continuità storiche si sono intrecciate nello spazio del conflitto e come esso fosse (ed è) radicato nella storia ambientale e di antinuclearismo del territorio metapontino.
Il rumore dei campi a novembre. Spaziamenti etnografici nell’antinuclearismo jonico-lucano
VITA, MARGHERITA
2024/2025
Abstract
Nel novembre 2003 il paese lucano di Scanzano Jonico (MT) è stato scelto dal governo Berlusconi come sito per la costruzione del primo deposito unico di rifiuti nucleari d’Italia. La decisione ha innescato una mobilitazione popolare dei comuni del Metapontino e in tutta la regione Basilicata, espandendosi a livello nazionale e internazionale e aprendo un conflitto tra la visione e la progettualità per il territorio del governo centrale e le rivendicazioni della comunità locale. Nel novembre 2025, il ritorno del tema nucleare e della gestione delle sue scorie nel dibattito politico nazionale con il DDL “Nucleare Sostenibile” ha riattivato la conversazione anche nei comuni del Metapontino, dove si è rievocata la memoria della protesta del 2003 e si sono aperti interrogativi sulle eredità di quell’esperienza. Il caso dei “giorni di Scanzano” rompe la rappresentazione storicamente egemone della Basilicata come “terra del silenzio” (Alliegro 2019) e solleva delle domande sulle ragioni del “no”; le modalità e i repertori della mobilitazione; i suoi antefatti e i lasciti nella biografia e nella geografia del territorio. Frutto di una ricerca “pendolare” nei luoghi della protesta, questo scritto si approccia ai fatti del 2003 come ad una porta d’accesso per comprendere quali storie, biografie e continuità storiche si sono intrecciate nello spazio del conflitto e come esso fosse (ed è) radicato nella storia ambientale e di antinuclearismo del territorio metapontino.| File | Dimensione | Formato | |
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Vita Margherita 898064_Tesi Acel 20242025_pdfa.pdf
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27587