Il presente elaborato si propone di ricostruire la fortuna critica della Loggetta marciana, celebre complesso architettonico-scultoreo realizzato da Jacopo Sansovino durante la renovatio urbis promossa dal doge Andrea Gritti. Lo scopo dell’analisi è definire in che modo la Loggetta e le sue sculture siano state recepite nei secoli, come siano state osservate e in che modo il messaggio politico celato dall’iconografia scelta per l’apparato scultoreo sia stato compreso. La disamina delle fonti ha preso avvio dai contributi di Francesco Sansovino, figlio di Jacopo, vicino al progetto paterno per ragioni familiari e temporali ed è poi proseguita seguendo un criterio cronologico che ha condotto fino alla guidistica ottocentesca, rivelando analogie, differenze, novità emerse progressivamente nel tempo e contenuti, invece, andati perdendosi. In seconda battuta, l’indagine si è estesa all’epoca contemporanea. Il crollo del campanile di San Marco nel 1902 fu l’evento che distrusse completamente la Loggetta e che costituì un momento decisivo nella sua storia: la necessità di restituirle la forma originaria impose, infatti, un nuovo approccio al suo studio. Il Novecento diviene così il secolo nel quale il complesso sansoviniano viene studiato a partire dalle fonti e nel quale gli storici dell’arte iniziarono a porsi non solo questioni attributive (per distinguere le mani dei diversi scultori), ma anche iconografiche (per coglierne precedenti e ricadute), utili per approfondire proprio quel messaggio politico che al progetto era sotteso.

La Loggetta marciana di Jacopo Sansovino: fortuna critica attraverso i secoli

CORTESE, SARA
2024/2025

Abstract

Il presente elaborato si propone di ricostruire la fortuna critica della Loggetta marciana, celebre complesso architettonico-scultoreo realizzato da Jacopo Sansovino durante la renovatio urbis promossa dal doge Andrea Gritti. Lo scopo dell’analisi è definire in che modo la Loggetta e le sue sculture siano state recepite nei secoli, come siano state osservate e in che modo il messaggio politico celato dall’iconografia scelta per l’apparato scultoreo sia stato compreso. La disamina delle fonti ha preso avvio dai contributi di Francesco Sansovino, figlio di Jacopo, vicino al progetto paterno per ragioni familiari e temporali ed è poi proseguita seguendo un criterio cronologico che ha condotto fino alla guidistica ottocentesca, rivelando analogie, differenze, novità emerse progressivamente nel tempo e contenuti, invece, andati perdendosi. In seconda battuta, l’indagine si è estesa all’epoca contemporanea. Il crollo del campanile di San Marco nel 1902 fu l’evento che distrusse completamente la Loggetta e che costituì un momento decisivo nella sua storia: la necessità di restituirle la forma originaria impose, infatti, un nuovo approccio al suo studio. Il Novecento diviene così il secolo nel quale il complesso sansoviniano viene studiato a partire dalle fonti e nel quale gli storici dell’arte iniziarono a porsi non solo questioni attributive (per distinguere le mani dei diversi scultori), ma anche iconografiche (per coglierne precedenti e ricadute), utili per approfondire proprio quel messaggio politico che al progetto era sotteso.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/27542