L'elaborato esplora la festa come ritualità collettiva attraverso una metodologia autoetnografica e collaborativa presso Cascina Cappuccina a Melegnano (MI), centro polivalente gestito dalla cooperativa sociale Eureka. La ricerca analizza festa e suono come dispositivi di welfare culturale e resilienza sociale. Il contesto, analizzato come insieme di pratiche, relazioni e modalità di azione, e come spazio geografico e storico capace di orientare e influenzare le esperienze sociali che vi si sviluppano, evidenzia la potenzialità di avere uno spazio gestito in maniera orizzontale e decentrata. Viene poi discussa l’importanza dell’acustica che, insieme alla festa, crea un rituale capace di generare effervescenza collettiva e sincronizzazione, contrastando la “crisi della presenza” e favorendo la communitas. La genealogia della cultura notturna ne sottolinea la funzione storica di rifugio e resistenza per soggettività marginalizzate, e rivendica la dignità del lavoro notturno. L’etnografia, infine, mette in luce la potenzialità di luoghi come Cascina Cappuccina, in cui la festa assume la forma di un servizio sociale, proponendo un modello di "cultura che cura", e dove è possibile attuare alternative concrete al sistema socioeconomico capitalista.

FREQUENZE SOCIALI. Etnografia della festa come ritualità collettiva in spazi cooperativistici

PRATI, ANITA
2024/2025

Abstract

L'elaborato esplora la festa come ritualità collettiva attraverso una metodologia autoetnografica e collaborativa presso Cascina Cappuccina a Melegnano (MI), centro polivalente gestito dalla cooperativa sociale Eureka. La ricerca analizza festa e suono come dispositivi di welfare culturale e resilienza sociale. Il contesto, analizzato come insieme di pratiche, relazioni e modalità di azione, e come spazio geografico e storico capace di orientare e influenzare le esperienze sociali che vi si sviluppano, evidenzia la potenzialità di avere uno spazio gestito in maniera orizzontale e decentrata. Viene poi discussa l’importanza dell’acustica che, insieme alla festa, crea un rituale capace di generare effervescenza collettiva e sincronizzazione, contrastando la “crisi della presenza” e favorendo la communitas. La genealogia della cultura notturna ne sottolinea la funzione storica di rifugio e resistenza per soggettività marginalizzate, e rivendica la dignità del lavoro notturno. L’etnografia, infine, mette in luce la potenzialità di luoghi come Cascina Cappuccina, in cui la festa assume la forma di un servizio sociale, proponendo un modello di "cultura che cura", e dove è possibile attuare alternative concrete al sistema socioeconomico capitalista.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/27385