La tesi sviluppa un’indagine antropologica della morte, considerando il corpo, i riti e la materialità funeraria come dispositivi attraverso cui le società producono significato e stabiliscono ordine sociale. A partire da questo quadro teorico, l’elaborato applica gli strumenti dell’antropologia culturale e dell’antropologia storica al caso della Britannia altomedievale (secc. V–IX), un contesto segnato da profondi sincretismi religiosi e da una notevole varietà di pratiche rituali, che lo rendono particolarmente adatto ad uno studio delle forme di costruzione simbolica della fine. L’analisi congiunta di fonti narrative, giuridiche e archeologiche — da Gildas e Beda alle leggi del Kent, fino ai siti di Spong Hill, Sutton Hoo e Morning Thorpe — mostra in modo concreto come le comunità anglosassoni modellassero appartenenze, ruoli e gerarchie attraverso la gestione dei defunti. Una particolare attenzione è rivolta alle “morti devianti”, riconoscibili da posture anomale, decapitazioni, assenza di corredo o collocazioni marginali, tutti trattamenti funerari che la comunità impiegava come strategia rituale per gestire e contenere l’alterità. Queste deposizioni mostrano come il rito funebre costituisse uno spazio privilegiato di negoziazione sociale: attraverso il modo di seppellire individui percepiti come diversi o problematici, la collettività ridefiniva i propri confini simbolici, stabiliva comportamenti accettabili e modulava forme di inclusione ed esclusione.
Il significato sociale della morte nella Britannia altomedievale: un’indagine di antropologia storica
MORA, ISABELLA
2024/2025
Abstract
La tesi sviluppa un’indagine antropologica della morte, considerando il corpo, i riti e la materialità funeraria come dispositivi attraverso cui le società producono significato e stabiliscono ordine sociale. A partire da questo quadro teorico, l’elaborato applica gli strumenti dell’antropologia culturale e dell’antropologia storica al caso della Britannia altomedievale (secc. V–IX), un contesto segnato da profondi sincretismi religiosi e da una notevole varietà di pratiche rituali, che lo rendono particolarmente adatto ad uno studio delle forme di costruzione simbolica della fine. L’analisi congiunta di fonti narrative, giuridiche e archeologiche — da Gildas e Beda alle leggi del Kent, fino ai siti di Spong Hill, Sutton Hoo e Morning Thorpe — mostra in modo concreto come le comunità anglosassoni modellassero appartenenze, ruoli e gerarchie attraverso la gestione dei defunti. Una particolare attenzione è rivolta alle “morti devianti”, riconoscibili da posture anomale, decapitazioni, assenza di corredo o collocazioni marginali, tutti trattamenti funerari che la comunità impiegava come strategia rituale per gestire e contenere l’alterità. Queste deposizioni mostrano come il rito funebre costituisse uno spazio privilegiato di negoziazione sociale: attraverso il modo di seppellire individui percepiti come diversi o problematici, la collettività ridefiniva i propri confini simbolici, stabiliva comportamenti accettabili e modulava forme di inclusione ed esclusione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27384