La “Medicina dal volto umano” viene intesa come un approccio all'assistenza che va oltre al soddisfacimento dei bisogni fisici e prettamente medici per promuovere il benessere e guardare la persona nella sua globalità, in tutta la sua dignità e completezza psicofisica. Assistere una persona, prendersi cura della sua storia e dei suoi vissuti, significa attribuire valore al significato che la malattia assume per il paziente e riconoscere che le storie personali, le emozioni e le percezioni soggettive assumono rilievo nella vita di malattia della persona e devono essere oggetto dell'attenzione del professionista e di coloro che le stanno accanto. Questa visione operativa è adottata nel Gentlecare un modello di cura ed assistenza per gli anziani affetti da demenza, elaborato e promosso dalla terapista occupazionale canadese Moyra Jones. Il Gentlecare vuole superare il modello tradizionale biomedico di assistenza ed è un modello protesico in quanto è finalizzato a supportare la persona con demenza, a capire profondamente le sue caratteristiche, valorizzando le sue risorse residue senza limitarsi ad assistere l'anziano in modo passivo e considerando il suo deterioramento cognitivo come una menomazione impossibile da compensare. La “protesi” è definita da tre elementi in stretta relazione l’uno con l’altro, allo scopo di sostenere i deficit imposti dalla malattia; questi elementi vengono rappresentati dalle persone, dallo spazio fisico e dai programmi adottati. L’obiettivo finale della “cura protesica” adottata dal Gentlecare consiste nel promuovere il benessere globale dell'anziano e dei suoi cari mediante il contenimento dello stress che la malattia provoca con interventi centrati sulla persona, sulle sue risorse e sul suo benessere psicofisico considerando i valori di unicità, dignità e centralità dell'anziano.

PER UNA MEDICINA DAL VOLTO UMANO: IL MODELLO GENTLECARE

Tommasini, Sara
2015/2016

Abstract

La “Medicina dal volto umano” viene intesa come un approccio all'assistenza che va oltre al soddisfacimento dei bisogni fisici e prettamente medici per promuovere il benessere e guardare la persona nella sua globalità, in tutta la sua dignità e completezza psicofisica. Assistere una persona, prendersi cura della sua storia e dei suoi vissuti, significa attribuire valore al significato che la malattia assume per il paziente e riconoscere che le storie personali, le emozioni e le percezioni soggettive assumono rilievo nella vita di malattia della persona e devono essere oggetto dell'attenzione del professionista e di coloro che le stanno accanto. Questa visione operativa è adottata nel Gentlecare un modello di cura ed assistenza per gli anziani affetti da demenza, elaborato e promosso dalla terapista occupazionale canadese Moyra Jones. Il Gentlecare vuole superare il modello tradizionale biomedico di assistenza ed è un modello protesico in quanto è finalizzato a supportare la persona con demenza, a capire profondamente le sue caratteristiche, valorizzando le sue risorse residue senza limitarsi ad assistere l'anziano in modo passivo e considerando il suo deterioramento cognitivo come una menomazione impossibile da compensare. La “protesi” è definita da tre elementi in stretta relazione l’uno con l’altro, allo scopo di sostenere i deficit imposti dalla malattia; questi elementi vengono rappresentati dalle persone, dallo spazio fisico e dai programmi adottati. L’obiettivo finale della “cura protesica” adottata dal Gentlecare consiste nel promuovere il benessere globale dell'anziano e dei suoi cari mediante il contenimento dello stress che la malattia provoca con interventi centrati sulla persona, sulle sue risorse e sul suo benessere psicofisico considerando i valori di unicità, dignità e centralità dell'anziano.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/20946